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Filosofia del problem solving

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IL PROBLEM SOLVING

La capacità di problem solving è una delle doti maggiormente richieste negli annunci di lavoro, poiché ad essa è correlata la possibilità di offrire performance eccellenti. Non è una competenza tecnica, non si riferisce alla capacità di una persona di risolvere situazioni riguardanti una materia specifica della quale è esperta. Generalmente il problem solving viene definito come l’arte di risolvere i problemi, siano essi di natura personale, interpersonale o delle organizzazioni, mediante l’utilizzo di tattiche e tecniche, con la massima efficacia (soluzione del problema) ed efficienza (tempo e sforzi impiegati).
Il problem solver in genere è dotato di capacità di pensiero laterale, utile nei diversi ambiti di lavoro oltre che della vita. Ognuno di noi, infatti, viene costantemente messo alla prova e la qualità della nostra vita dipende proprio dal modo in cui affrontiamo i problemi che incontriamo sul nostro cammino e dalla nostra capacità di trasformarli in compiti da svolgere.
Il problem solver è, dunque, colui che, indipendentemente dalle risorse e dalla situazione, trova il modo di uscire dai problemi approdando alla loro soluzione.

Tipologie e concetti di problem solving

Tra le attività che precedono il problem solving si collocano altre competenze essenziali, tra cui:

Problem Sensing: capacità di percepire che in una situazione esistono problemi, riconoscere una situazione come problematica; capacità di intuire problemi utilizzando segnali deboli.
Problem Finding: ricerca attiva di possibili problemi, rilevare, scoprire problemi, andare a caccia di problemi; non limitarsi a lavorare su problemi “ricevuti”, ma andare a stanarli attivamente.
Problem Mapping: costruire mappature di problemi (es.: posizionarli su un diagramma per grado di frequenza e grado di pericolosità); differenziarli, definire priorità, valutare i “cluster” di problemi (aggregazioni).
Problem Shaping: dare forma al problema, individuarne i tratti principali; capire i confini del problema, cosa vi rientra e cosa non vi rientra.
Problem Setting: la capacità di fissare il problema in termini di variabili e loro rapporti, di dare una definizione chiara del problema, e suoi confini; capacità di darne definizioni trasmissibili, comunicabili, chiare.
Problem Talking: la capacità di parlare del problema (lasciando da parte emozioni negative e ego-involvement), saper spiegare ad altri la propria visione lucidamente, fare una buona comunicazione nel team e verso l’esterno; utilizzare stili comunicativi efficaci; capacità di trattare il problema in un clima comunicativo di efficacia, nonostante la gravità, le pressioni e l’urgenza; quanto più le condizioni del problema sono urgenti e gravi (come nel crisis communication, comunicazione in stato di crisi), tanto meno tempo avremo a disposizione, e tanto maggiore sarà la necessità di un problem talking efficace, non dispersivo, produttore di risultato.
Problem Analysis: svolgere analisi scientifica (qualitativa e quantitativa) in grado di aumentare la nostra comprensione del problema, delle sue strutture, dei rapporti di causa ed effetto.
Problem Refraiming: osservare il problema attraverso un frame diverso (es.: psicologico vs. tecnologico); riformulare il problema da altre angolature, percepirlo da punti di vista completamente diversi, cambiare il paradigma di riferimento. Esempio aziendale: cambiare un prodotto difettoso, anche se già fuori garanzia, osservandone gli effetti sui costi (frame amministrativo) o sulla customer satisfaction del cliente (frame centrato sulla relazione), osservare come queste due diverse angolature possono incidere sui ricavi futuri, nel medio e lungo termine.


Le Regole Del Problem Solving

ANNIENTA IL PROBLEMA FINCHÈ È PICCOLO; nessuno ama i problemi questo è il motivo per cui la gente spesso ne rimanda all’infinito la soluzione, in attesa di tempi migliori, ma in alcuni casi addirittura finge di non vederli. Sono rari i casi in cui un problema si risolve da sé. Così facensdo si finge che il problema non esista e si rimanda la sua soluzione all'infinito, più il problema cresce e maggiore è il rischio che riesca a sopraffarci.
Ecco perché la prima regola del problem solver è “annienta il problema finché è piccolo",se ti accorgi di un problema affrontalo subito!

PASSA AD UN LIVELLO DI PENSIERO SUPERIORE Albert Einstein ebbe a dire "I problemi che abbiamo non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati” in questa frase è espresso il concetto fondamentale del problem solving. Se abbiamo un problema del quale non riusciamo trovare la soluzione, continuare a utilizzare gli stessi schemi di pensiero che si sono rivelati insufficienti a questo scopo non potrà mai sbloccare la situazione.
Evolvendo il nostro pensiero da un livello nel quale non è in grado di risolvere il problema a uno più alto nel quale è in grado di immaginarne la soluzione. Per rendere il concetto con un’immagine, potremmo rappresentare la crescita personale, l'evoluzione mentale, emozionale e spirituale come una spirale positiva, le spire salgono e si allargano dal basso verso l’alto. Più cresciamo, imparando dalle esperienze, sviluppando una maggiore consapevolezza, espandendo il nostro pensiero, più accediamo alle spire superiori dalle quali abbiamo una visione diversa e più ampia delle situazioni, come la vedetta che sale il crinale di una montagna allo scopo di avere una visone migliore e più ampia.
Molti di noi conoscono gente che da anni si lamenta perché gli altri, le situazioni ed il mondo intorno a loro non cambiano, mentre non capiscono che è il camambiamento personale l’unica soluzione ai problemi La capacità di innovazione, di esplorare nuovi prodotti, nuovi mercati e servizi sono le uniche scialuppe di salvataggio delle aziende in periodi di crisi economica. Nel business, più che nella vita, chi si ferma è perduto! Quindi seguendo il consiglio di Einstein, se vogliamo uscire da un problema dobbiamo spostare il nostro punto di vista ad un livello di pensiero superiore, immaginare come penseremmo se quel problema non fosse per noi tale, se avessimo la mentalità, le convinzioni, la consapevolezza di chi non vivrebbe mai, in nessun modo quel tipo di conflitto. Basta assumere una prospettiva diversa e ciò che prima appariva come un problema non è più tale. Il problem solver apre la mente a possibilità prima inesplorate.

SPOSTARE IL FOCUS Tutto dipende da cosa si osserva Einstain suggerisce di spostare il focus. Se partecipiamo ad un evento e lo filmiamo con il nostro cellulare chi vedrà il filmato avrà un punto di vista ben determinato e non avrà un'immagine totale dell'evento, molto probaboilmente se fossimo in duie a filmare l'evento i due filmati riprenderebbero aspetti diversi dello steoos evento. Ciò su cui ci focalizziamo diventa la nostra realtà. La realtà che ci circonda può essere bella e positiva, ma noi possiamo sempre trovarne un aspetto che non rispecchia i nostri desideri e le nostre aspettative, questo modo di affrontare la vita ci porta a vivere immersi nei problemi senza mai trovare una via d'uscita. Anche nelle situazioni peggiori ci possono essere degli aspetti positivi il problem solver deve individuarli e decidere come agire per sfruttarli a proprio vantaggio.
Come è possibile focalizzare gli elemnti positivi?
Non agite in modo negativo ponendovi domande sbagliate:

perché capitano tutte a me?
perché non riesco mai ad ottenere i risultati che desidero?
perchè sono così sfortunato?


sono domande improduttive perché ci fanno concentrare sul problema, inducendo in noi stati emotivi negativi quali frustrazione, rabbia, tristezza, che ci privano delle forze necessarie per affrontare e risolvere il problema.

Il modo migliore per spostare il focus è porsi domande del tipo:

Di quali risorse dispongo per risolvere il problema?
Quali sono gli aspetti positivi della situazione??
Come posso migliorare?
Come posso sfruttare la situazione a mio vantaggio?
Come raggiungere i miei obiettivi?
Molti prersonaggi illustri hanno adottato queste tecniche di problem solving ad esempio John Fitzgerald Kennedy o il generale Patton in un momento di forte crisi hanno detto alla nazione "non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per il vostro Paese!" questo è lo spiritro del problem solver.

Attenzione a come usate il linguaggio! Le parole sono il mezzo principale per l'interpretazione della realtà. Con le parole comunichiamo i nostri stati d’animo, le nostre idee, le nostre convinzioni agli altri, ma anche e soprattutto a noi stessi. Gli studi sul linguaggio hanno rilevato che su centinaia di vocaboli che esprimono emozioni di ogni genere, il numero delle parole che esprimono sensazioni negative è circa il doppio di quelle che esprimono sensazioni positive.

Probabilmente una delle parole più utilizzate dalla gente è proprio “problema” e spesso quando le persone dicono “ho un problema”, tendono a parlarne come se fosse un macigno potentissimo che grava sulle loro spalle o una grande spada di Damocle pronta a cadergli sulla testa. Una situazione appare più facilmente sormontabile se, invece che essere considerata come un problema, termine ricco di accezioni negative, viene vista come un compito o una sfida. Quindi la parola “problema” và eliminata dal vocabolario del problem solver e sostituiscila con altre più produttive come, ad esempio, questione da risolvere. Prestare attenzione al proprio linguaggio è importante soprattutto quando è necessario coinvolgere altre persone problem talking nella risoluzione di una questione. Ciò sarà più semplice se, anziché segnalare un problema proporrai un compito da portare a termine o meglio,una sfida da affrontare insieme.

La parola crisi assume un'accezione negativa come se stesse a preludere un fallimento.
Ma se ci pensiamo bene l’etimologia della parola crisi suggerisce un significato positivo: essa infatti “contiene un aspetto vitale, la separazione, ed un aspetto maturativo che è quello della scelta”. Vi sono aziende che da un periodo di crisi hanno saputo trarre il giusto stimolo per potenziare il proprio business, limitando gli sprechi, ottimizzando le risorse e trovando idee e soluzioni inaspettate. Vi sono persone che, superando un periodo di crisi, approdano ad un’identità più ricca e scoprono di possedere più risorse di quanto pensavano.

LIBERA LA TUA CREATIVITÀ Problem solving non è un metodo standard per la soluzione dei problemi, ma una filosofia con cui affrontare i problemi. Dobbiamo essere in grado di trovare ogni volta una soluzione diversa.

Goleman nel suo "Intelligenza emotiva" spiega come opera lo spirito creativo, ovvero il processo di produzione delle idee.
Preparazione È la fase in cui ci si immerge completamente nel problema alla ricerca del maggior numero di informazioni possibili.
Incubazione La fase in cui si raccolgono delle informazioni segue quella in cui queste vengono, per così dire, lasciate decantare. Gran parte del lavoro viene svolto dalla nostra parte inconscia che produce associazioni libere tra le idee che affollano la nostra mente senza alcun tipo di censura come invece accade nella mente conscia.
Illuminazione In una fredda sera del 1865 il chimico Friedrich Kekulé ha appena scoperto l’elusiva struttura della molecola di benzene, una conquista fondamentale della chimica organica. Kekulé attribuisce il merito della sua scoperta a un sogno ad occhi aperti. Kekulé racconta che dopo una lunga giornata passata a riflettere, si stava rilassando davanti al fuoco, limitandosi a guardare le scintille che si libravano sospinte verso l’alto tracciando in aria delle figure circolari. Kekulé racconta di essersi svegliato di colpo con in mente un quadro nuovo e accurato della struttura del benzene, un anello! Ecco dunque l’approccio di Kekulé alla risoluzione dei problemi: pensare a lungo e intensamente, poi rilassarsi e lasciarsi andare alla fantasia. Lo stadio finale consiste nel tradurre il frutto dell’intuito in atto.

CREDICI Infine, un problem solver non si perde mai d’animo e continua a credere nella possibilità di riuscire a venire a capo della situazione perché, come dice H. Ford: Una prerogativa dei problem solver è credere nelle proprie capacità. Quando però la soluzione di un problema chiama in causa anche altre persone la fiducia in se stessi non basta, bisogna credere anche negli altri e stimolarli affinchè credano nelle loro possibilità. L’immagine più rappresentativa del problem solver non è dunque quella dell'eroe che lotta contro il resto del mondo, bensì quella del membro attivo di una squadra, colui che si guarda intorno e sa cogliere spunti e suggerimenti da chiunque. Ricordi la nota serie televisiva A-Team? "Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione"