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Serendipity

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Serendipità
ovvero: La fortuna aiuta le menti preparate

La parola serendipità è un neologismo coniato nel 1754 dallo scrittore Horace Walpole il termine inglese è serendipity.

Serendipità ha origine dalla parola Serendip, l'antico nome dell'isola di Ceylon (Sri Lanka). La storia da cui si ispirò Walpole per coniare il termine era una fiaba persiana e si intitolava "Tre principi di Serendippo". La fiaba narra di tre principi che nel loro cammino trovano alcuni indizi che li salvano in più occasioni. Le loro scoperte sono ovviamente casuali, ma il loro grande merito consiste nel loro notevole spirito di osservazione.
Dal punto di vista filosofico la serendipità è quella situazione in cui si trova qualcosa di importante mentre se ne sta cercando un'altra.

La serendipità è molto importante nella ricerca scientifica, dove molte grandi scoperte sono state fatte per serendipità.

Una famosa frase per descrivere la serendipità è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe:

"la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino."

Molte volte la scoperta fatta per caso viene sminuita: si dà più valore all'evento casuale che all'osservazione attenta e alle capacità di chi ha fato la scoperta. Non si capisce che la vera grandezza di uno scienziato si misura spesso con il metro della serendipità.
A dimostrarlo è la strada dei premi Nobel, che è lastricata di esempi di serendipità, e che ha visto alternarsi sul palco dell'Accademia delle scienze di Stoccolma i più famosi uomini di scienza del Novecento, che in molti casi hanno sottolineato come la sorte abbia guidato le loro menti.

Tra i primi a riconoscere l'importanza nella ricerca scientifica della sagacia, unita a osservazione e caso, fu Louis Pasteur, sul finire del secolo scorso. Il grande microbiologo francese, che con Robert Koch ha impresso una svolta decisiva alla medicina ottocentesca, trasformandola nella medicina moderna, che ancora oggi è praticata, amava ripetere spesso ai suoi allievi una frase che è passata alla storia: "La fortuna favorisce le menti preparate". Nell'affermazione di Pasteur sta l'essenza della ricerca: la sorte viene vista non come un colpo di fortuna, ma come un elemento indispensabile per scoprire qualcosa. Viene inserita in un quadro più ampio, che esula dall'influenza della dea bendata e passa sul piano del ricercatore. Il caso, infatti, passa inosservato e non viene assolutamente colto nella sua novità od originalità se a osservare gli eventi non c'è una mente preparata. Con ciò Pasteur trasforma il colpo di genio in una dote costruita con il passare del tempo, creata in anni di studio prima, e di lavoro poi. Vuole insomma assegnare il giusto rilievo alla cultura e alle conoscenze acquisite, senza le quali ogni evento casuale cadrebbe inosservato, pur essendo visto da molti.

La serendipità, dunque, può essere applicata solo da chi ha una mente preparata e non da chiunque. Per tale motivo scoprire qualcosa attraverso il caso deve essere motivo di vanto e non di... casualità.

"I semi di una grande scoperta sono costantemente presenti nell'aria che ci circonda, ma essi cadono e fanno radici soltanto nelle menti preparate a riceverli" Joseph Henry
fisico americano

La serendipità non pretende di essere metodo scientifico, che possa sostituire il modo di procedere ortodosso dei ricercatori, ma è un'applicazione particolare di un processo logico, l'abduzione, abitualmente usato dagli scienziati. E', in fondo, un'eccezione, che può parere, a prima vista, un'eresia, ma che deve essere parte costante dell'agire dello scienziato, il quale dovrebbe guardare cosa accade con occhi puliti da ogni preconcetto. Solo infatti una mente elastica potrà ricondurre il dato discordante e inatteso a una possibile novità invece che a una deviazione fastidiosa perché non facente parte del proprio percorso logico.